Più o meno venti giorni fa, uscendo di casa, inciampo in una donna che lavora con me. Una di quelle che volevano ne sposassi la figlia, per intenderci. Sono ancora assonnato e lei mi aggredisce: " Ciao Davì, abiti qui? Siamo vicini di casa! Vieni che ti presento mia figlia!" Automaticamente il mio cervello apre la finestra 'scuse pronte all'uso' sto ancora scorrendo tra le varie opzioni plausibili quando capisco che è già troppo tardi per rifiutare: la tipa mi agguanta per un braccio e mi trascina con se. Nei cinquanta metri che ci separano dalla clinica dentale dove la figlia lavora, parlando del più e del meno, decido la tecnica da usare: 'faccio il down due minuti, le faccio passare qualunque possibile interesse per me e me la tolgo dai piedi!' Nel viale di fronte alla clinica la tipa sbraita: "Fatima esci." 'Possibile che i dominicani debbano sempre gridare?' Mi ritrovo con la sorellina non famosa di Jennifer Lopez che mi viene incontro camminando a rallentatore. 'Serra i denti' mi dice il cervello per evitare che mi cada la mandibola in un'espressione ebete di incredulità. La luce rossa che lampeggiante nella mia testa dice: 'PERICOLO!!!' é bellissima. 'Ricorda Davì: DOWN.' Mi da la mano e quasi neanche la stringo, ogni volta che i nostri occhi si incontrano abbasso lo sguardo, fingo di sapere meno spagnolo di quello che so, lascio la conversazione in mano a lei e mi limito a rispondere alle sue banali domande, al primo vuoto nel dialogo mi rivolgo alla madre chiedendo di mostrarmi dove vive la donna che lei conosce che mi lava la roba, lei abbocca e ci allontaniamo senza la figlia che evito di salutare. 'Scampato pericolo'. 'Ma che bella'.
Ieri notte verso le undici, tornando da lavoro lentamente in scooter, a poche centinaia di metri da casa un'auto mi sorpassa illuminando la sagoma di una persona che, nel buio, sta appoggiata alla ringhiera di casa mia. Rallento ulteriormente, il tempo di mettere mano al moschettone da alpinismo che dal giorno dopo che mi sono fatto fregare il cellulare mi fa da portachiavi e comunque torna utile anche come tira pugni. Avvicinandomi ulteriormente distinguo che è una donna. 'Saresti veramente capace di colpire una donna?' in quello mi sale tutta la rabbia per essermi fatto già fregare una volta e il mio cervello si risponde: 'Si!' Mentre mi fermo di fronte al cancello torno ad agganciare il moschettone allo zainetto. L'ho riconosciuta: è Fatima. Scendo dal motorino, mi piazzo davanti a lei che si è scostata dalla ringhiera. "Hola" è l'unica cosa che ci diciamo e stiamo li a fissarci. Questa volta nessuno abbassa lo sguardo. Ha occhi svegli, risoluti e indagatori, non mi sta guardando sta leggendo dentro di me. Due persone che guardandosi percepiscono all'interno dell'altra una parte identica a se stessi. 'Ok, sei abbastanza sveglia da non esserti bevuta la recita dell'altra volta e allora? vuoi una medaglia?' Ma non dico nulla. Mi scappa un sorriso, lei ride con gli occhi. Abbiamo già capito come va a finire. Mi sposto, apro il cancello, spingo il motorino, apro la porta di casa e parcheggio lo scooter in cucina. Lei è già entrata, è in piedi davanti al divano e continua con quello sguardo che mi fa sentire nudo. Chiudo la porta lasciando la chiave nella serratura, mi giro a verificare che ne comprenda il significato: 'Questa è per te. Mi voglio svegliare da solo domani.' Alza le sopracciglia a dire: 'Ho capito, non sono stupida. E comunque sei stronzo.' Torno a piazzarmici davanti e il suo sguardo di sfida: 'E allora?' Io: "Vuoi la guerra? E guerra sia!"
Le quattro del mattino, lei fa la doccia, io cucino. Mi raggiunge in cucina, mi abbraccia alle spalle, mi pianta le unghie nella pancia e un morso su una scapola. Per l'ennesima volta non le do la soddisfazione di dimostrarle d'accusare dolore. Siamo ricoperti di segni. é stata una battaglia senza esclusione di colpi. Le dico: "Tua madre pensa che sei vergine." Ridendo con la fronte appoggiata alla mia schiena: "Mia madre pensa anche che tu sia un uomo facile da incastrare." Io: "Ha ragione." Lei: "Come no! E io sono vergine!" Ora rido io: "Quanta fame hai?" "Molta." "Tua madre sa che sei qui?" "Sei pazzo? Cosa stai cucinando?" "Spaghetti aglio e olio." "Mai mangiati."
Le sei passate, memorizza il suo numero sul mio cellulare. Faccio per darle il mio e mi blocca: "So dove trovarti." La guardo andarsene per la strada. Vado in camera guardo il letto, le lenzuola. Torno in cucina, prendo a caso dal divano un costume e una maglietta ed esco. Attraversando la strada guardo verso casa sua, ma prendo la direzione opposta. Scendo alla spiaggia e mi siedo sulla sabbia fredda ad aspettare l'alba sull'oceano.