Oggi sveglia alle 6, fuori è buio e pioviggina. Il buonsenso mi consiglia di tornare a dormire ma ho preso l'impegno con Laura, un amica francese pazza e suo padre, dal quale lei ha preso tutta la follia, di aiutarli a spostare il cavallo di lei dal mare alla montagna. Il cavallo in questione, pardon la cavalla, si chiama Lana, ha un anno e mezzo, è di una razza abbastanza comune qui, penso si chiami criola, non è grandissima ed è un pò più magrolina e spigolosa rispetto ai cavalli che vedevo in italia. Io e Lana ci siamo conosciuti martedì e non è stato amore a prima vista: io non mi sono mai avvicinato tanto ad un cavallo e comunque da subito lei dimostra di non gradire la mia presenza e ad ogni mio tentativo di accarezzarla, quando non si allontana, si gira e si posiziona per scalciare. Poco male. Io non piaccio a lei e lei non mi fa impazzire: "come non ci fossimo mai conosciuti! Ok Lana?" Ieri sono riuscito a convincere Laura a desistere dal voler montare Lana fino in montagna, visto che non l'ha mai neanche sellata e la strada è troppo rumorosa per un cavallo non abituato ad essere montato. Mi riesce anche di convincerla che non è il caso di caricarla sul pick-up del padre, come era abituata da piccola visto che ormai è cresciuta, oltre che aver sviluppato un caratterino per il quale non se ne starebbe molto tranquilla e ferma. Quindi ci faremo i 15 chilometri, la prima metà di strada asfaltata e trafficata e la seconda metà di sterrato di montagna tutto roccia e fango, a piedi. Laura tenendo Lana per le briglie, io a dare conforto morale e il padre a seguire con la jeep, pronto a intervenire in caso d'emergenza. Arrivo dai francesi che, tanto per innervosire un pò il cavallo prima di partire, la stanno lavando sapendo che non sopporta l'acqua, poi un paio di dominicani provano a salirci, riuscendo solo a provocare le proteste dell'animale e quindi l'operazione di imbrigliatura, che richiede un quarto d'ora dato che ormai Lana è rabbiosa. Finalmente si parte, io cammino davanti e Lana non fa molto caso a me: è un fascio di nervi ed è spaventata da tutto ciò che vede. Laura ha il suo buon da fare a non farsi strappare le briglie di mano dato che il cavallo reagisce strattonando a qualunque rumore, voce o cosa si muova nel suo raggio visivo. Arrivati alla strada suggerisco a Laura di fermarsi un pò per far abituare Lana al rumore della strada. La strada è il solito casino: gente che grida, motorini che fanno a gara a chi fa più rumore e come se non bastasse, quando i dominicani vedono una gringa bionda come Laura è tutto un suonare di clacson o sbraitare per attirare la sua attenzione. Riesco ad accarezzare il collo di lana per un buon 10 minuti: è talmente nervosa che neanche si accorge più della mia presenza. Riusciamo a percorrere 500 metri e Laura desiste, anche se a me pare più agitata lei del cavallo. Laura insiste per caricare il cavallo sul pick-up, io dico di no, il padre l'asseconda. Con l'aiuto di una decina di dominicani dopo una buona mezz'ora e una bella serie di pacche sulla schiena riescono a far salire Lana sul pick-up, ma al primo tentativo di metterla stesa salta giù dalla sponda. Lana non vuole neanche più avvicinarsi al fuori strada. Suggerisco a Laura di lasciarmi coprire gli occhi di Lana col maglione, che l'ho già visto fare e che è la unica maniera di far salire un cavallo dove non vuole. Niente. Non si fida di me. I dominicani intanto sdraiano Lana di peso che fa il diavolo a quattro, le legano le gambe e la caricano di forza alzandola tirandola anche per la criniera e la coda. Mi giro per non guardare, Laura parte a piangere, Lana protesta in tutti i modi ma alla fine riescono a caricarla sdraiata e legata come un salame. Si parte. Io in cabina col francese che guida e Laura sul cassone con l'animale che non gradisce. Il padre di Laura anzichè preoccuparsi di guidare evitando le buche non fa altro che parlarmi, girandosi verso di me e gesticolando. Laura non smette di piangere, il cavallo soffre vistosamente e io sono talmente incazzato che vorrei scendere dall'auto in corsa e andarmene. Arrivati all'inizio della strada sterrata di montagna ci fermiamo per far scendere Lana. Chiedo al solito "Caballero" con tanto di macete al fianco di aiutarmi a slegare gli zoccoli del cavallo perchè ho paura che mi ferisca scalciando. Libero completamente le gambe dalle corde e lana resta ferma con gli occhi chiusi, non so quale dei curiosi che fanno cerchio attorno al pick-up le da uno strattone alla coda, Lana salta in dietro giù dal cassone, me la ritrovo dritta davanti, gli occhi spalancati terrorizzati, non so se stia per impennarsi o se parta di corsa investendomi. Nel dubbio le salto incontro prendo le briglie con la mano sinistra e tiro forte verso il basso, lei pianta il muso o la faccia o la testa o come cavolo si chiama quella parte del cavallo contro il mio petto ma non spinge, anzi mi mordicchia il maglione e io prendo ad accarezzarle il collo con la mano destra. Non fa altro che tremare e masticarmi il maglione mentre io continuo a parlarle sottovoce all'orecchio per provare a calmarla. Penso sia proprio questo il momento in cui mi sono innamorato di lei. Ma non le passa, non smette di tremare. I dieci minuti seguenti passano con Lana shoccata legata ad una staccionata, Laura acanto al lei con lo sguardo altrettanto perso nel vuoto, io seduto su una roccia poco distante incapace di farmi passare l'incazzatura per come è stato trattato un cavallo del quale, fino a ieri manco me ne importava nulla e il padre di Laura a chiacchierare coi presenti. Per la salita in montagna il francese mi offre di andare con lui nella jeep, lo ignoro e seguo Laura a piedi col cavallo. La strada è un pantano totale Laura cerca il dialogo ma non l'assecondo, la mia unica preoccupazione va al cavallo che comunque camminando sembra calmarsi. Per strada scopro di cavarmela proprio bene con Lana: lei mi cerca sempre con lo sguardo, ogni volta che si pianta e non vuole più muoversi e non cede neanche alle moine di Laura mi basta tirare un paio di schiocchi con la lingua o al limite picchiettare su di una roccia il bastone che mi sono procurato durante la salita che lei subito riparte. Il resto della mattinata la passo col francese a costruire il recinto dove staranno Lana e Blanca, altra cavalla che già vive sul terreno. Il francese intuisce che ce l'ho con lui per aver assecondato la figlia trattando male il cavallo e ci limitiamo a terminare il lavoro assieme ma in silenzio, fino a quando si ferma e mi dice indicando alle mie spalle: "guarda". Già! per il giramento di palle oggi mi sono completamente dimenticato della vista che si gode da questo posto. E allora faccio una pausa, mi vado a sedere sotto un'albero guardo l'oceano a chilometri di distanza, ascolto gli zoccoli di Lana trotterellare in giro per il recinto, conto le aquile che volano nel cielo e penso che non sarebbe poi così assurdo mollare tutto per vivere qui sopra a fare il "campesino" e occuparmi dei cavalli.